Bellissimo articolo su qualcosa su cui le persone spesso non pensano. Ci aveva già pensato la bio-economia e l’economia della ciambella, movimenti trattati alla stregua di belle utopie. L’introduzione del concetto di entropia nell’economia andrebbe approfondito. Un solo punto non mi trova d’accordo ed é l’accenno a Marx che nulla c’entra. Non capisco il fascino per un teorico le cui idee sono state totalmente smontate dalla ricerca. Tuttavia articolo di altissimo livello che meriterebbe sicuramente maggior diffusione e dibattito. Complimenti!
Parlare di capitalismo senza definire cosa si intende rischia sempre di essere un esercizio in futilità. Adottare un approccio malthusiano di limitatezza insuperabile delle risorse ha la garanzia di esserlo
Ciao Staga, grazie per il tuo commento. Scrivere di capitalismo in 8000 battute è sicuramente una sfida complessa. L'obiettivo del breve testo non è fornire una trattazione esaustiva, piuttosto aprire orizzonti e spazi di immaginazione, a partire proprio da una serie di saggi critici sul sistema economico attuale. Questi testi mettono in discussione l’ossessione per il PIL e il mito della crescita infinita, ponendo interrogativi fondamentali sul modello economico dominante.
È chiaro che ogni discussione sul capitalismo dovrebbe partire da una definizione condivisa del termine, altrimenti si rischia di rimanere in un esercizio sterile. Detto questo, il concetto di risorse finite non implica necessariamente una visione statica o catastrofista, ma può anche suggerire un ripensamento delle logiche di sfruttamento e distribuzione. Il problema non è solo la scarsità, ma come vengono gestite le risorse e a vantaggio di chi. Per questo è necessario uno sforzo di immaginazione collettiva per ripensare a modelli di gestione condivisa delle risorse, che non siano subordinati alla logica dell’estrattivismo e dell’accumulazione privata. Come ha evidenziato Silvia Federici nei suoi studi sull’accumulazione originaria e sulla recinzione dei beni comuni, il capitalismo si è storicamente affermato attraverso l’appropriazione e la privatizzazione di risorse che un tempo erano accessibili a tutti. Ripensare questi processi significa interrogarsi su nuove forme di condivisione e autogestione, che mettano al centro la giustizia sociale ed ecologica.
Bellissimo articolo su qualcosa su cui le persone spesso non pensano. Ci aveva già pensato la bio-economia e l’economia della ciambella, movimenti trattati alla stregua di belle utopie. L’introduzione del concetto di entropia nell’economia andrebbe approfondito. Un solo punto non mi trova d’accordo ed é l’accenno a Marx che nulla c’entra. Non capisco il fascino per un teorico le cui idee sono state totalmente smontate dalla ricerca. Tuttavia articolo di altissimo livello che meriterebbe sicuramente maggior diffusione e dibattito. Complimenti!
Parlare di capitalismo senza definire cosa si intende rischia sempre di essere un esercizio in futilità. Adottare un approccio malthusiano di limitatezza insuperabile delle risorse ha la garanzia di esserlo
Ciao Staga, grazie per il tuo commento. Scrivere di capitalismo in 8000 battute è sicuramente una sfida complessa. L'obiettivo del breve testo non è fornire una trattazione esaustiva, piuttosto aprire orizzonti e spazi di immaginazione, a partire proprio da una serie di saggi critici sul sistema economico attuale. Questi testi mettono in discussione l’ossessione per il PIL e il mito della crescita infinita, ponendo interrogativi fondamentali sul modello economico dominante.
È chiaro che ogni discussione sul capitalismo dovrebbe partire da una definizione condivisa del termine, altrimenti si rischia di rimanere in un esercizio sterile. Detto questo, il concetto di risorse finite non implica necessariamente una visione statica o catastrofista, ma può anche suggerire un ripensamento delle logiche di sfruttamento e distribuzione. Il problema non è solo la scarsità, ma come vengono gestite le risorse e a vantaggio di chi. Per questo è necessario uno sforzo di immaginazione collettiva per ripensare a modelli di gestione condivisa delle risorse, che non siano subordinati alla logica dell’estrattivismo e dell’accumulazione privata. Come ha evidenziato Silvia Federici nei suoi studi sull’accumulazione originaria e sulla recinzione dei beni comuni, il capitalismo si è storicamente affermato attraverso l’appropriazione e la privatizzazione di risorse che un tempo erano accessibili a tutti. Ripensare questi processi significa interrogarsi su nuove forme di condivisione e autogestione, che mettano al centro la giustizia sociale ed ecologica.